Don Paolo REGIS

Il personaggio dell’epoca resistenziale che meglio simboleggia Pian Rosso è senz’altro Don Paolo REGIS, parroco di Viozene dal 1943 al 1988.

Prete di montagna, semplice ma di profonda cultura. Aspetto massiccio, alto e muscoloso, gran mangiatore, passo pesante e sicuro, con gli scarponi (taglia 47 !), spesso slacciati, sotto la tonaca nera. Caratteristiche le sue grandi mani nervose, che suonavano la fisarmonica.

Era nato nella Frazione Oberti di Montaldo di Mondovì il 24 aprile 1914 da Luigi e da Elvira RODODENDRO. Ordinato Sacerdote il 29/6/1939, svolse dapprima funzione di Vicario Festivo a Frabosa Alma (CN). Il 20 agosto 1943 fu nominato Parroco di Viozene: in viaggio (18 km a piedi !) dalla stazione di Ormea, smarritosi sulla mulattiera che sale da Ponti di Nava, sembra disse al pastore che gli indicò la strada “tu mi hai indicato la via di Viozene, io ti indicherò quella per il Paradiso”.  Laureato in Letteratura Antica (latino, greco, aramaico) il 19 febbraio 1954. In seguito fu nominato Arciprete.

Durante la Guerra di Liberazione (1943-1945), Don REGIS ebbe un ruolo determinante, stante la sua innata tendenza ad aiutare chiunque fosse in necessità. Egli si adoperò molto, dopo l’8 settembre 1943, per assistere i tanti militari sbandati provenienti da valichi montani e dalla vicina Francia, smarriti, stanchi, affamati. La sua assistenza divenne più impegnativa con i “Partigiani della Stella Rossa”, come lui li chiamava. Concesse la canonica in uso alla Brigata Matteotti, che con Libero NANTE (Meghettu) vi insediò un’infermeria partigiana. Tutti ricorrevano a lui, era il punto fermo per ogni necessità ed ogni evenienza. Consapevole dei gravi rischi per la sua incolumità, don REGIS fu autore di imprese temerarie. Riforniva i Partigiani, facendo la spola con il fondovalle, grazie ad un enorme zaino ed al fatto che, in quanto prete, i tedeschi lo lasciavano passare al posto di blocco di Ponte di Nava. Una volta si recò in bicicletta a Ormea per recuperare un pesante accumulatore elettrico, indispensabile per ascoltare Radio Londra, trasmettere e concordare i lanci di munizionamenti, armi e altro materiale. Viozene subì diversi rastrellamenti. Memorabile quello del 6 dicembre 1944, quando Don REGIS fu preso e messo al muro davanti alla chiesa. Sotto la tonaca slacciata e sgualcita spuntavano i suoi indumenti militari. Indicando il Crocifisso, ebbe a dire ai Tedeschi “Potete uccidermi ma poi con quello lassù ve l’aggiusterete voi!”. Forse quella frase perentoria determinò un tentennamento all’ordine di far fuoco; di fatto una improvvisa esplosione distrasse il plotone e lui si dileguò nascondendosi in un vano ricavato dietro il confessionale. Nel marzo 1945 alcuni battaglioni delle Divisioni Partigiane “F.Cascione” e “S.Bonfante” si spostarono nella zona di Pian Rosso, dove aerei angloamericani paracadutavano per loro materiale bellico e di intendenza. Nella sua funzione di Cappellano è ritratto officiante la S.Messa per i ribelli colà accampati nella primavera 1945.

Il confessionale che salvò la vita di Don Paolo REGIS

Don Antonello DANI, nativo di Viozene (diventarono famose le sue Messe ad Upega, in occitano), allievo e successore di Don REGIS, lo descrive come “gigante buono” e ricorda che i compaesani nel dopoguerra lo paragonavano a Don Camillo, perché la sua figura ricalcava proprio quella del sacerdote descritto da GUARESCHI. Il suddetto Don Antonello così scrisse su Vastera (rivista della vallata) “La sua disponibilità e attenzione agli altri avevano un non so che di straordinario, che richiamava l’amore di Dio verso gli uomini…..bello partecipare alla sua Messa: si respirava una fede viva, si coglieva la grandezza del mistero che si stava celebrando”.

Don PAOLO univa alla leggendaria conoscenza delle lettere classiche antiche, l’ironia sottile eppure la fatica del robusto montanaro, manovale e muratore. A caccia per le montagne, che conosceva come le sue tasche, o per le strade di Torino, presso la cui Università si distinse “per sorprendente intelligenza e memoria”, pastore di giovani, docente (un suo allievo scriveva “lo ascolteremmo per ore senza stancarci, tanto sa rendere piacevoli e interessanti le sue lezioni”), educatore, in armonia con Dio, con gli uomini, con la natura. Ben si adattano a lui le parole di PAOLO VI a proposito dei parroci di montagna “se qualcosa di bello riempie di gioia il cuore del Papa, è vedere un povero prete dalla veste consunta e dai bottoni strappati, contornato da un gruppo di persone che con lui dialogano, ridono, lavorano, credono e pregano”. “Era istruito ma la sua tempra di montanaro traspariva a prima vista dalla sagoma massiccia, dal modo di fare cortese, ma essenziale e sbrigativo…… brevi le cerimonie religiose, con una solennità semplice, con omelie alla portata di tutti, come si conveniva ad un uditorio di persone alla buona”. Era legato alle vecchie tradizioni (“del cambio dell’ora neanche le mucche – che era solito benedire, ndr – ne vogliono sapere”) ed ha stentato ad abbandonare il latino nella S.Messa. (A Vastera, 1993). Don REGIS è mancato presso la Casa del Clero di Mondovì il 28/9/1988; la sua salma ritornò agli Oberti per la sepoltura. (FIG.H – La S.Messa di Don Regis Partigiani a Pian Rosso) (FIG.I – DON REGIS) (FIG.L – Il confessionale che ha salvato la vita a Don Regis)

Don PAOLO univa alla leggendaria conoscenza delle lettere classiche antiche, l’ironia sottile eppure la fatica del robusto montanaro, manovale e muratore. A caccia per le montagne, che conosceva come le sue tasche, o per le strade di Torino, presso la cui Università si distinse “per sorprendente intelligenza e memoria”, pastore di giovani, docente (un suo allievo scriveva “lo ascolteremmo per ore senza stancarci, tanto sa rendere piacevoli e interessanti le sue lezioni”), educatore, in armonia con Dio, con gli uomini, con la natura. Ben si adattano a lui le parole di PAOLO VI a proposito dei parroci di montagna “se qualcosa di bello riempie di gioia il cuore del Papa, è vedere un povero prete dalla veste consunta e dai bottoni strappati, contornato da un gruppo di persone che con lui dialogano, ridono, lavorano, credono e pregano”. “Era istruito ma la sua tempra di montanaro traspariva a prima vista dalla sagoma massiccia, dal modo di fare cortese, ma essenziale e sbrigativo…… brevi le cerimonie religiose, con una solennità semplice, con omelie alla portata di tutti, come si conveniva ad un uditorio di persone alla buona”. Era legato alle vecchie tradizioni (“del cambio dell’ora neanche le mucche – che era solito benedire, ndr – ne vogliono sapere”) ed ha stentato ad abbandonare il latino nella S.Messa. (A Vastera, 1993).

Don REGIS è mancato presso la Casa del Clero di Mondovì il 28/9/1988; la sua salma ritornò agli Oberti per la sepoltura. (FIG.H – La S.Messa di Don Regis Partigiani a Pian Rosso) (FIG.I – DON REGIS) (FIG.L – Il confessionale che ha salvato la vita a Don Regis)