7° TAPPA

BOCCHIN D’ASEO

Dopo Pian Rosso si fece l’alba e così potemmo scorgere le retroguardie della V Brigata che s’inerpicavavo verso il Bocchin dell’Aseo. Seguivano numerosi muli cariche delle più svariate cose, compresi i mortai che tanta parte avevano avuto nella difesa di Pigna” (G.Garibaldi, 1994).

Ancora un’ora di marciae raggiungiamo il Bocchino dell’Aseo. Un ultimo sguardo indietro alla Liguria che lasciamo, forse per sempre. Dapprima in fila indiana cercando di seguire le peste del compagno, ma presto le orme sono troppo profonde e le gambe vengono estratte a stento dalla neve. Cerchiamo allora di marciare sulla neve vergine. Per un po’ riusciamo, poi sprofondiamo fino al ginocchio e, quando il pendio è ripido, cadiamo in avanti. Poco a poco, a ogni passo, la neve penetra nelle scarpe, le calze si inzuppano, qualcuno aveva fasce di fortuna, io un paio di ghette da avanguardista, che però non reggono” (G.Glorio, 1979).

Mentre la V Brigata iniziava la discesa verso Fontane (dove arriverà all’alba), Vittò era rimasto al Bocchin dell’Aseo con alcuni dei suoi armati di due mitragliatori per proteggerle le spalle. Allo spuntare dell’aurora egli vide in lontananza, a fondo valle, una colonna che ripercorreva la stessa strada fatta dai suoi la sera prima: era la I Brigata, con il Comando Divisionale. Li guidava Curto, che, quando arrivò al passo, si buttò nelle braccia di Vittò, non vergognandosi di farsi vedere piangere. La discesa dal Bocchin d’Aseo fu, se possibile, come accennato, anche più snervante della salita. Un ruscello: più d’uno nel passaggio scivola e cade nelle acque gelide. Più in là in una malga diroccata, alcuni hanno acceso un fuoco cercando di attendervi l’alba. In breve in molti accorriamo e i primi debbono rimettersi in cammino per far posto ai compagni intirizziti. Cadono uomini e muli. “La pelle delle mani si spacca, le scarpe fradicie fanno male, vorremmo arrestarci ma i compagni ci sospingono, avanziamo per inerzia. Sono ormai le cinque. Ancora un’ora e scorgiamo un montanaro….Ecco i primi castagni. Le castagne le mangiamo crude camminando e ci paiono buonissime”. (G.GLORIO, 1979)