Nato a Napoli il 12 febbraio 1923 da Domenico e TERRIZZANO Emma, Gino risiedeva a Venezia.
Acquisita la Maturità classica, nel 1943, era studente di Chimica Industriale all’Università di Padova e, come tale, dispensato dal servizio militare. Al momento dell’armistizio (il padre, catturato dai Tedeschi in Grecia ed internato in Polonia) si rifugia con la madre nella casa dei nonni a Cervo-IM. Nel giugno 1944 si arruola tra i Partigiani Garibaldini, diventando “Magnesia”. Fu staffetta con la Brigata Matteotti, sentinella con CAPITANO UMBERTO. Dal 18 giugno al 14 dicembre 1944 operò, con compiti di natura amministrativa ed il grado di Tenente, presso il Comando della I Brigata “S.Belgrano” e, dal 15 dicembre 1944 al 16 maggio 1945, presso il Comando della VI Divisione “S.Bonfante” con il grado di Capitano. Nonostante svolgesse soprattutto funzioni di natura amministrativa, partecipò alla Battaglia di Montegrande (5-7-settembre 1944) con la Squadra Volante di CION e ad altri combattimenti, a Pizzo d’Evigno, a S.Bernardo di Garessio, in Valle Arroscia, in Val Lerrone, in Alta Val Tanaro, a Piaggia, a Upega (era al fianco di CION quando morì), ecc. Di se stesso scrisse “Non emersi né per audacia di combattente, né per particolari doti di comando o di organizzazione. Ebbi solo spiccato il senso del dovere e la resistenza fisica e morale dei Partigiani che superarono il secondo inverno”. L’Alto Comando della I Zona Liguria annota sulla sua Scheda Personale: “elemento eccezionale, che ha assolto in modo encomiabile l’incarico di amministratore…Quando era necessario impugnava le armi….ha partecipato a molte azioni di combattimento dimostrando qualità combattive e coraggio. Elemento posato, disciplinato, sincero e onesto. Dotato di molta iniziativa, spirito organizzativo, vasta cultura generale e ascendente sugli inferiori”. Le sue note diaristiche, raccolte quasi quotidianamente durante il partigianato, pubblicate sotto l’egida dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia come “Alpi Marittime 1943-45. Diario di un Partigiano” in due volumi (il primo, edito nel 1979, narra le vicende daI settembre 1943 all’ottobre 1944; II secondo, edito nel 1980, dalla fine di ottobre 1944 arriva al 25 aprile 1945) sono una fonte importante di informazione “minuta e pignolesca descrizione della guerriglia giornaliera”. L’opera fu criticata per “una visione esclusivamente personale dei fatti” ed alcune imprecisioni, avendo fatto emergere, con la “descrizione delle ansie, dei timori, degli atti di coraggio, ma anche di paura e di viltà verificatisi anche nel movimento ribelle”, che “anche tra i Partigiani non tutto fu limpido”. Celebrò la Resistenza come movimento che, per la prima volta nella storia, aveva il consenso di tutte le classi sociali. Non ebbe timore nel dire che “complessivamente i danni causati dalla Guerra di Resistenza furono inferiori a quelli dovuti ai bombardamenti angloamericani”. Scrisse “E’ opinabile che il contributo della Resistenza migliorò le condizioni di pace imposte all’Italia. Se mantenemmo la frontiera al Brennero fu perché l’Austria fu considerata alleata dei Tedeschi, non avendo saputo esprimere un movimento resistenziale vasto. Ciò non ci riuscì nei confronti della Jugoslavia e così perdemmo l’Istria” e ancora “I movimenti vittoriosi (Mao in Cina, Fidel Castro a Cuba, i Vietcong in Vietnam) riuscirono a prevalere sui nemici senza il contributo di eserciti stranieri, il che non riuscì alla Resistenza italiana”. Grande appassionato di pesca subacquea, morì a 74 anni di età, per un malore nel corso di un’immersione a Cervo-IM, dove si recava spesso durante l’estate ed ogni volta che la sua Professione di Chimico glielo consentiva. (FIG.M – Gino GLORIO, Magnesia)

