8° TAPPA

L’ARRIVO A FONTANE

Attraversammo, nella marcia, paesi e borgate. Ci credevano banditi. E credo che avessero ragione guardandoci. Abbruttiti di fame, di freddo e di fatica, vestiti male, stracciati, con le scarpe rotte o senza scarpe, stanchi, con le barbe lunghe, coi pidocchi che ci succhiavano il poco sangue che avevamo. Armati di sputafuoco dovevamo certamente dar l’impressione di banditi…….Alle tre di notte erano giunti i primi a Fontane. Per tutta la giornata del 18 continuarono ad arrivare gli altri. A Fontane, nel paese, nelle frazioni, dovunque si accendevano fuochi. Visi stanchi, segnati, vestiti laceri, scarpe rotte e deformate; molti con piedi avvolti da stracci consunti……Sulla piazza, sui prati, al sole autunnale si asciugavano le calze, i vestiti, le coperte bagnate(G.GLORIO, 1979).

Aumentava la preoccupazione della popolazione locale la propaganda “badogliana”, che aveva annunciato l’arrivo di “1100 comunisti” (G.BERSEZIO, 1994). Ciononostante l’accoglienza che sia i paesani sia i partigiani piemontesi di stanza in Val Corsaglia riservarono alle “Stelle Rosse” liguri fu fraterna. Altri pervennero in ordine sparso nei giorni successivi; alcuni, come accennato altrove, arrivarono per la via del Marguareis, attraverso il Passo delle Saline.  “A Rastello venimmo accolti, rifocillati con un pasto abbondante e poi consegnandoci un sacco di farina e un secchio colmo di strutto di maiale” (L.NANTE, 1979).

Il Comandante dei Garibaldini, CURTO, prese subito contatto con il Capitano COSA, che presidiava con i suoi Partigiani il paese. Questo quanto con lo stesso fu concordato:

  • nessun patriota può passare da una formazione all’altra senza permesso del rispettivo Comando….;
  •  libero transito dei Garibaldini in Val Corsaglia, fino alla linea Mondovì-Fossano;
  • pattuglie partenti per azioni o requisizione di viveri devono darne comunicazione alla Brigata Val Corsaglia;
  • per il fabbisogno di viveri le Brigate Garibaldine si riforniranno sulla destra della Val Corsaglia. (F.BIGA, 1977)

Nel giro di pochi giorni, ci sentimmo completamente ripresi” (L.NANTE, 1974). Così i resti della Divisione” Felice Cascione”, rimasti in tutto forse quattrocento uomini.