Giuseppe Vittorio GUGLIELMO – VITTO’  (o IVANO)

Nato a Sanremo il 2 febbraio 1916, emigra giovanissimo per lavoro in Francia. Fervente comunista e antifascista, nel 1937, diserta la chiamata al servizio militare di leva e si arruola nelle Brigate Internazionali in difesa della Repubblica Spagnola, dove partecipa con la 45^ Divisione a numerosi scontri e viene ferito nella battaglia di Brunete. Internato in campi di concentramento francesi, rientra poi in Italia, dove viene dapprima arrestato come renitente alla leva e, successivamente, inviato sul fronte greco-albanese e poi a Creta; qui viene condannato per insubordinazione a 4 anni e 7 mesi di reclusione. Nel 1943 torna in Italia e, all’armistizio, raggiunge Imperia, dove inizia ad organizzare squadre di ribelli. Il 26 marzo 1944, con un gruppo di Partigiani, attacca con successo una postazione di carabinieri di guardia ad una polveriera in Val Gavano, rimanendo però ferito (la pallottola gli resterà in corpo tutta la vita).

A maggio (1944) è Comandante del Distaccamento di Cima Marta. Quando, nel giugno 1944, nasce la IX Brigata d’Assalto, è nominato Comandante del 5° Distaccamento, operante tra Muratore, Valle Galvano, Baiardo e Carpenosa. Il 25 luglio 1944 passa al comando della costituita Brigata “L.Nuvoloni”, la V della Divisione “F.Cascione”. Con detta Brigata, il 29 agosto occupa il paese di Pigna, mettendo in fuga il presidio fascista e costituendo la celebre REPUBBLICA PARTIGIANA. I comandi tedeschi danno quindi il via all’imponente rastrellamento, che dà origine all’epopea di OTTOBRE ’44: esso costringe Vittò a rifugiare con la propria Brigata in Piemonte, a Fontane, dove rimane alcune settimane. Rientra in Liguria il 6 novembre (1944); a metà dicembre assume il comando della Divisione “F.Cascione”, con le cui Brigate al momento della Liberazione occupa Ventimiglia, Bordighera, Sanremo, Arma di Taggia e Porto Maurizio.

Alle prime luci dell’alba del 14 agosto 1948, ad un mese esatto dall’attentato a Palmiro TOGLIATTI, a seguito di perquisizioni effettuate dai Carabinieri (Ministero SCELBA), venne arrestato con una trentina di ex Partigiani sanremesi, poi trasferiti al carcere di Chiavari. L’accusa era di “costituzione di associazione a carattere militare” (il cosiddetto “Piano K”, struttura paramilitare di natura clandestina, organizzata all’indomani della Liberazione, costituita da ex Partigiani e militanti del Partito Comunista Italiano, presumibilmente sciolta nel 1974) e, per alcuni, il “possesso illegale di armi”. Il processo si concluse poi con la sentenza di “non luogo a procedere per non avere commesso il fatto” della Corte d’Appello di Genova il 1 settembre 1949.  Nel 1963, dopo una ventennale militanza, lascia il Partito Comunista, che gli “aveva dato la speranza di un nuovo mondo più giusto ed umano”.  Morì suicida il 23 gennaio 2002, “volendo essere padrone fino in fondo del suo destino e delle sue scelte”, come scrisse il suo biografo Romano LUPI. Medaglia d’Argento al Valor Militare, Vittò ha ispirato la figura del Comandante Ferreira  del romanzo ”I sentieri dei nidi di ragno” di Italo CALVINO. (FIG.D – VITTO’)