Nato nel 1902 ad Artallo-IM, Mario Ubaldo Nino, figlio naturale di Rosa Maria SICCARDI e di Silvio MURATORIO, consegue a Savona il Diploma di Macchinista e si iscrive alla Facoltà di Ingegneria Navale dell’Università di Genova. Attivista politico, prima nel Partito Socialista Italiano-PSI (a 15 anni di età), a seguito della scissione di Livorno, nel 1921 si iscrive al Partito Comunista-PCI. Arruolato in servizio militare di leva in marina, segnalato come sovversivo, nel 1925 rifugia prima in Francia, poi in Spagna e poi in Africa Settentrionale. A Cannes nel 1931 gli viene consegnato il Primo Premio per il superamento di un Corso di Esperanto, attestante la sua fede nei rapporti fraterni tra i popoli. Rientrato in Italia nel 1932, richiamato alle armi nel 1940, diserta, riprendendo l’attività clandestina e poi organizzando i GAP imperiesi (cosiddetto “triangolo militare” con Felice Cascione e Nino Giacomelli). Detto ironicamente “U’ Curtu”- il corto (perché alto 1,98 cm), era in età già matura (40 anni) quando scoppiò la II Guerra Mondiale. “La vera vita di mio marito iniziò il 25 luglio 1943” (caduta del Governo Mussolini, ndr) dirà in seguito la moglie Chiara ARDUINO, che fu al suo fianco come Partigiana (“Infermiera” nell’Ospedale di Valcona). Si erano incontrati (lei, genovese, maestra, impiegata al Provveditorato agli Studi imperiese) nel giugno 1938, presso i Bagni Buraxen di Porto Maurizio e sposati (lui 37 anni, lei 21) nell’agosto 1939. Morto Felice CASCIONE il 27 gennaio 1944, gli succede, assumendo la guida dei Partigiani imperiesi in montagna. Camminatore infaticabile, con il suo inseparabile fucile a tracolla, rivelò grande capacità strategica, laddove il nipote CION (Silvio BONFANTE, MOVM) con la sua squadra “Volante” conduceva mitiche imprese tattiche. Costituisce, intorno alla Strada Statale 28, che collega il ponente ligure con il Piemonte, la 9^ Brigata d’Assalto. A luglio 1944 diviene Comandante della Divisione Garibaldina “F.Cascione” e poi, a seguito della Costituzione della ulteriore Divisione “S.Bonfante”, Generale di Corpo d’Armata, Comandante della Prima Zona Operativa Liguria, nella cui veste elaborò i piani per l’insurrezione finale. Guidò la drammatica ritirata del Comando Divisionale e della IV Brigata garibaldina in fuga da Piaggia, da Upega, sotto il fuoco tedesco, verso la Val Corsaglia, celebrata dal trekking OTTOBRE ’44.
Dopo la guerra sarà, per breve tempo, Questore di Imperia, poi Membro dell’Assemblea Costituente. Nell’agosto 1948 fugge all’arresto, dandosi alla latitanza, a seguito della retata disposta nel sanremese (CURTO unico ricercato ad Imperia) dal Ministro Scelba, poco dopo l’attentato a Palmiro TOGLIATTI: l’accusa era di costituzione di associazione a carattere militare e possesso illegale di armi (si parlava di un “Piano K”, organizzato, all’indomani della Liberazione, da ex Partigiani e militanti del Partito Comunista Italiano, per il quale finì in carcere VITTO’ e per opporsi al quale venne strutturata, in funzione anticomunista, da parte di altri ex Partigiani, come Enrico MATTEI e Paolo Emilio TAVIANI, una rete collaborativa con i servizi segreti Italiani e con la CIA, denominata “GLADIO”- stay behind ). Detta accusa in seguito fu archiviata, grazie al “notevole sforzo da parte dei magistrati per risolvere in bellezza questo increscioso strascico dei fatti onegliesi del 14 luglio”.
Seguì la moglie nella sua carriera di Direttrice Didattica, ad Arenzano e poi a Genova. Alle due figlie, Silvia ed Enza, avute in periodo bellico, se ne aggiunse una terza, Marina. Pensiero dominante di Nino SICCARDI fu quello di farle studiare, memore dell’imperativo di Antonio GRAMSCI “i lavoratori devono anche studiare, perché solo così possono farsi strada in una società crudele, per potersi emancipare e diventare, domani, parte delle classi dirigenti…..”.
Nino morì a 71 anni, nella Clinica Medica dell’Università di Genova, diretta dal Prof. Aminta FIESCHI. La salma, come da lui disposto, venne traferita al Cimitero di Porto Maurizio, nel Mausoleo dei Partigiani, dove già erano stati sepolti gli altri suoi compagni. A porgergli l’estremo saluto fu Giancarlo PAJETTA (Comandante Partigiano “NULLO”). Fu insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare. A Porto Maurizio gli è stata intitolata una strada. Nel piazzale di S.Bernardo di Conio, dove ogni anno si celebra la Battaglia di Montegrande, un cippo in suo onore ricorda “E qui, con lui, fermammo anche il vento”.

