4° TAPPA

CARNINO

Quanti furono i morti di Upega ?  Non si saprà mai con precisione. Le perdite garibaldine furono, a giudizio di molti, quasi 50, tra morti e prigionieri; molti di più se si calcolano gli sbandati che abbandonarono per sempre le fila partigiane. Si decise in emergenza il trasferimento in Piemonte. Per andarvi si scelse la via del Lagarè, percorribile anche dai muli. Raggiungere e superare Carnino significava essere fuori dell’accerchiamento, al riparo del Marguareis  e del Mongioie.

Frà Diavolo – Giuseppe GARIBALDI scrive: Poco prima del passo incontrammo Curto; era sconvolto. Era ancora bagnato del sangue del povero Giulio (Libero BRIGANTI, ndr); ricordava benissimo la discussione del lunedì e mi disse “quanto era meglio se ti avessi dato ascolto”… .Lo informai che avrei abbandonato Carnino con i miei uomini non appena l’ospedale, diretto da un giovane studente di Medicina, Libero Nante di Imperia, con Commissario  Federico Sibilla, ferito ad un polso nella battaglia di Pizzo d’Evigno, avesse evacuato i suoi feriti e si fosse messo in movimento verso Rastello in Piemonte” (G.GARIBALDI,1998).La prima meta è, dunque, Carnino: il paese sarebbe militarmente difendibile, ma non ci sono viveri per nutrire i circa 700 uomini, pur decimati e molti già dispersi, delle due Brigate. Si deve proseguire verso il Piemonte, al di là del Mongioie. A ottobre fa scuro presto. Il pensiero di incamminarci senza cena, di notte, tra la neve, ci fa esitare: niente da fare, dobbiamo lasciare Carnino. (G.GLORIO, 1979)