CROCE DOVE E’ MORTO DON CION
“Raccontalo al vento come è andata ad Upega nel ripulisti che c’è stato , coi tedeschi dappertutto che ti venivano addosso sparando….. Il Mongioe è già con la neve alta e adesso non Ti servono più a niente le mitraglie….. Che te ne fai delle mitraglie se i colpi li hai sparati tutti alla rinfusa a Cesio, Vessalico, Carpasio, Colle d’Oggia, Cantarana e San Bernardo ? Non si doveva stare lì tutti lì allo scoperto a quel modo in quella conca maledetta….. Ma la spia, vaccomondo, eccome che c’è, proprio lì nel Comando; e chissà come funziona ancora in questo disastro…… Quando, nel grigio dell’alba, ormai era troppo tardi per l’allarme, i tedeschi piantarono tra gli abeti e i larici le mitraglie di sbarramento tutto all’intorno, per tenere il paese sotto tiro…..Scendono nel paese da tutte le parti; quando li vedi ci sono già dentro e senti subito che parlano ostrogoto mentre sparano ancora, sicchè ci sembra il finimondo tutt’assieme… Ti sono addosso più presto in baraonda questi mongoli,che hanno imparato a rastrellare nei balcani; fanno impressione di notte quando ti sbucano davanti a quel modo e vanno anche col tempo brutto o nel fango dei fossati o tra i larici sulla neve o tra gli scogli puliti dal vento; e li intravvedi soltanto al chiaro della luna, giallastri, con gli zigomi sporgenti dalle rocce qua e là, che saltano come lupi. Di notte i bengala te li aprono a ventaglio, lì sopra i feriti; così vedono proprio tutto, anche se piove fitto e tu cerchi di passare al coperto, ma non ce la fai. Al di là delle ultime case che ti lasci dietro la schiena, ormai c’è soltanto più il bosco spesso, la roccia viva, la neve alta e le raffiche dei tedeschi che non finiscono più…….. Come fai col Cion lì sulla barella a portartelo via subito prima che se ne accorgono, senza sapere dove, se tirano come al bersaglio con calma, aspettandolo al varco? Lui però te lo dico come fa: la fa finita prima, sparandosi con la pistola proprio nel punto giusto, a due passi dal cimitero…. Cosa ci fanno ancora vicino a lui i parenti, i portatori, le infermiere e il medico De Marchi, tutti insieme a sto modo …. Che adesso gli cadono vicino alle prime raffiche …..E’ inutile dire dopo, che allora non si doveva fare così a Upega, se tanto tutto è andato a quel modo…… Curto non lo prendono manco stavolta, quando gli sparano da vicino, mentre in salita si porta sulle spalle Giulio il commissario, col ventre squarciato da una raffica mortale; gli parla adagio per non farlo soffrire troppo, poi non sentendolo rispondere gli grida più forte, mentre salendo se lo sente inerte sulle spalle a mano a mano che gli cresce l’affanno, raspando sul pietrame….Se lo trascina ancora in salita più che può, per non lasciarlo prendere ai tedeschi manco morto, col vento che sibila e con gli spari tra le scaffe, fin sulla roccia del Lagarè nella tormenta…..Alla fine, come può, gli da sepoltura in quel pietrame franoso, nel nevischio fitto fitto….. (O.CONTESTABILE,1982)
