OTTOBRE 1944

OTTOBRE 1944


IL TREK OTTOBRE 1944
Questo trek rievoca gli ottanta anni dalla tragica ritirata delle I e V Brigate della Divisione d’Assalto garibaldina “F.Cascione”. Esse, a seguito di un rastrellamento nazi-fascista, iniziato con l’assalto alla Repubblica di Pigna a fine estate 1944, dopo strenua resistenza, nella quale cadde qualche decina di Partigiani, tra cui la Medaglia d’Oro al Valor Militare Silvio BONFANTE “Cion“, dovettero abbandonare le loro posizioni in Liguria e valicarono, in drammatiche condizioni meteorologiche, fisiche, psicologiche, lo spartiacque alpino, finché furono accolte e rifocillate dalla popolazione delle Valli Monregalesi e dagli uomini delle formazioni partigiane autonome ivi operanti, nonostante con le stesse avessero avuto, in precedenza, diversi contrasti.

ITINERARIO


1° tappa: UPEGA
Alle ore 20,30 di sabato 14 ottobre 1944 i Tedeschi attaccano a San Bernardo di Mendatica. E’ la prima volta che lo fanno di notte, su un terreno a loro sconosciuto; in effetti non di soldati germanici veri e propri si trattava, ma di Mongoli, che invece erano specialisti della guerriglia. Poco dopo essi arrivano non segnalati (le sentinelle erano state sorprese dal nemico nel sonno) ad Upega, dove si era trasferito il grosso del nostro “esercito scalzo” al comando di CURTO (Nino SICCARDI) con i feriti in fuga da Pigna e poi da Piaggia. Impossibile resistere al nemico che spara da migliori posizioni. Alle ore 19 del 17 ottobre 1944 i Garibaldini (subito la V e poi la I Brigata) iniziano, da Upega, sotto il fuoco nazi-fascista, quella marcia che rimarrà ricordo incancellabile ed il nostro trekking celebra.
Approfondimento storico
Personaggio di riferimento: CURTU

2° tappa: CROCE DOVE E’ MORTO CION
“Al di là delle ultime case che ti lasci dietro la schiena, ormai c’è soltanto più il bosco spesso, la roccia viva, la neve alta e le raffiche dei tedeschi che non finiscono più…” CION (Silvio BONFANTE) è barellato, perché ferito giorni prima in uno scontro a Vessalico. Gli sono vicino i portatori, gli infermieri, il medico Gianfrancesco DE MARCHI (DINASTE), che viene colpito da una raffica mortale. Per liberare gli altri dal suo peso e non cadere prigioniero CION la fa finita, sparandosi al cuore con la pistola, sotto gli occhi della madre, a due passi dal cimitero.
Approfondimento storico
Personaggio di riferimento: CION

3° tappa: PASSO DEL LAGARE’
La V Brigata è in testa, col suo comandante Vittò ed i suoi 150 muli. Segue, a distanza, la I. “La salita è aspra e faticosa, le soste sempre più frequenti, di cenare non se ne parla. Basta fermarsi pochi minuti perché il vento freddo faccia gelare il sudore; e tuttavia ci fermiamo sempre più spesso. CURTO si porta sulle spalle GIULIO (Libero Remo BRIGANTI) il Commissario, col ventre squarciato; salendo se lo sente inerte… Se lo trascina ancora in salita più che può, per non lasciarlo prendere ai tedeschi manco morto, col vento che sibila e con gli spari tra le scaffe, fin sulla roccia del Lagarè, nella tormenta… Alla fine, come può, gli da sepoltura in quel pietrame franoso, nel nevischio fitto fitto…”
Approfondimento storico
Personaggio di riferimento: VITTO’

4° tappa: CARNINO
“La prima meta è Carnino. Raggiungere Carnino significava essere fuori dell’accerchiamento, al riparo del Marguareis e del Mongioie… Il paese sarebbe militarmente difendibile, ma non ci sono viveri per nutrire i circa 700 uomini, pur decimati e molti già dispersi, delle due Brigate. Si deve proseguire verso il Piemonte. A ottobre fa scuro presto. Il pensiero di incamminarci senza cena, di notte, tra la neve, ci fa esitare: niente da fare, dobbiamo lasciare Carnino”.
Approfondimento storico
Personaggio di riferimento: FRA DIAVOLO

5° tappa: LE VENE DEL TANARO
“Quasi tutti sono vestiti leggeri, qualcuno è addirittura scalzo. La neve soffice non permette ai muli di procedere. Le povere bestie, cariche di armi, di viveri, di materiale sprofondano fino al ventre. I muli vengono scaricati, ma anche così, senza strada è difficile farli avanzare.
ll materiale giace sulla neve e se non viene raccolto è perduto
”.
Qui avvenne un episodio dai contorni oscuri.
Approfondimento storico
Personaggio di riferimento: LIBERO – MEGHETTU

6° tappa: RIFUGIO MONGIOE–PIAN ROSSO
Cian Russu, Pian Rosso, altipiano a monte di Viozene (1550 mt s.l.m.), svolse un ruolo importante, soprattutto sul finire della guerra, come principale destinazione del materiale bellico e di supporto, paracadutato dagli anglo-americani per le Divisioni Garibaldine. Celebre la S.Messa che Don Paolo REGIS, parroco di Viozene, ivi celebrò per i Partigiani, tra un lancio e l’altro, nella primavera 1945. In anni più recenti il C.A.I. di Albenga costruì qui il Rifugio Mongioie, oggi in grado di ospitare i trekkers per la notte e servire loro, previa prenotazione, una frugale “cena del ribelle” con menu rigorosamente dell’epoca.
Approfondimento storico
Personaggio di riferimento: DON REGIS

7° tappa: BOCCHIN D’ASEO
“Dopo Pian Rosso si fece l’alba e così potemmo scorgere le retroguardie della V Brigata che
s’inerpicavavo verso il Bocchin dell’Aseo. Seguivano numerosi muli carichi delle più svariate cose, compresi i mortai che tanta parte avevano avuto nella difesa di Pigna. Ancora un’ora di marcia e raggiungiamo il Bocchino dell’Aseo. Un ultimo sguardo indietro alla Liguria che lasciamo, forse per sempre
”. Mentre la V Brigata iniziava la discesa verso Fontane, VITTO’ era rimasto al Bocchin dell’Aseo con alcuni dei suoi, armati di due mitragliatori per proteggerle le spalle. Intanto, la I Brigata, con il Comando Divisionale, ripercorreva la stessa strada. Li guidava CURTO, che, quando arrivò al passo, si buttò nelle braccia di VITTO’ “non vergognandosi di farsi vedere piangere”.
Approfondimento storico
Personaggio di riferimento: MAGNESIA

8° tappa: L’ARRIVO A FONTANE
La discesa dal Bocchin d’Aseo verso Fontane fu, se possibile, anche più snervante della salita. “La pelle delle mani si spacca, le scarpe fradicie fanno male, vorremmo arrestarci ma i compagni ci sospingono, avanziamo per inerzia. Sono ormai le cinque. Ancora un’ora e scorgiamo un montanaro…. Ci credevano banditi……abbruttiti di fame, di freddo e di fatica, con i vestiti stracciati, le scarpe rotte o senza scarpe, le barbe lunghe, ……..armati di sputafuoco…”. Ciononostante l’accoglienza che i paesani ed i partigiani piemontesi di stanza in Val Corsaglia (al comando del Capitano Piero COSA) riservarono alle Stelle Rosse liguri fu fraterna e “nel giro di pochi giorni, ci sentimmo completamente ripresi”.
Approfondimento storico
Personaggio di riferimento: IL CAPITANO COSA